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Mon09162019

Last update

Verso un MODESTO calo delle temperature che non ci porterà a valori "autunnali"... ma andiamo per gradi. Vedere che verso il 15 (data che indichiamo da parecchi giorni) avremo un calo di 3/5 gradi delle temperature massime in pianura è già qualcosa.

Non cambia la situazione generale che rimane "Novembre MOLTO caldo" ma almeno non sarà "estremo" ma solo un po' più caldo. Le temperature massime a partire dal week end si attesteranno su valori compresi tra i 16 e i 18 gradi (PIU' O MENO....) in pianura... diversa la situazione in montagna dove gli ESTREMI di temperatura di questi giorni si sono sentiti eccome. In montagna infatti le temperature (attorno ai 1500 metri) caleranno di 10 gradi tra oggi e Lunedì... il che significa che passeremo dai 15° ai 5° ... quindi niente FREDDO... ma solo più fresco... successivamente la situazione rimane incasinata quindi evitiamo di parlarne.


Comunque almeno fino al 17/18 non si vedono precipitazioni e questa è la preoccupazione maggiore... continuo a ripeterlo MANCANO all'appello ormai 350/400 mm di pioggia. Occhio sempre alle nebbie che hanno già iniziato ad interessare le pianure Venete, veronese incluso. mi raccomando

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In Veneto si sta procedendo sulla strada dell'emanazione di un provvedimento del Presidente della Regione Luca Zaia che proclami lo adige12stato di grave sofferenza idrica a causa della perdurante situazione di siccita' sulla rete idrografica veneta, con l'individuazione delle azioni da intraprendere nell'immediato. L'indicazione e' venuta dal tavolo convocato a Palazzo Balbi a Venezia dall'assessore regionale all'ambiente e al ciclo dell'acqua, Maurizio Conte, a cui hanno partecipato i rappresentanti di tutti i consorzi di bonifica, delle autorita' di bacino regionali e interregionali, degli enti gestori degli impianti idroelettrici.

L'assessore ha ribadito che la situazione e' gia' particolarmente pesante e non potra' che peggiorare nei prossimi giorni, in quanto non sono previste a breve precipitazioni piovose. Il provvedimento in fase di definizione indichera' gli interventi possibili. ''Stiamo lavorando al piano contro il rischio di allagamenti causati da eventi alluvionali - ha aggiunto - ma dovremo pensare ad un piano per affrontare i ricorrenti periodi di siccita', in cui anche le casse di espansione potrebbero tornare utili''.

Tra gli interventi strutturali si e' convenuto di dare priorita' al potenziamento della barriera contro la risalita del cuneo salino sull'Adige.

Per quanto riguarda le azioni che saranno inserite nel provvedimento del Presidente della Regione, in base alla specificita' di ogni singolo bacino, sara' prevista la riduzione dei valori del deflusso minimo vitale, previsti dalla Norme tecniche di attuazione del Piano di Tutela delle Acque, accompagnata dalla contestuale riduzione dei prelievi irrigui o dalla turnazione nell'ambito dell'operativita' dei singoli consorzi di bonifica; i soggetti gestori degli invasi idroelettrici dei bacini montani dovranno trattenere integralmente le risorse idriche cosi' risparmiate nei serbatoi, allo scopo di renderla disponibile nel periodo estivo. L'ARPAV verifichera' le effettive portate prelevate e effettuera' i necessari periodici controlli sulla situazione generale. Per il bacino del fiume Piave le procedure sono gia' fissate dal Piano stralcio di gestione della risorsa idrica, a cui si e' fatto ricorso anche in passato.

Fonte: ASCA

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E'stato decretato dalla Protezione Civile regionale, ed è in vigore in tutto il Veneto, lo stato di massima pericolosità per gli incendiopincendi boschivi, alla luce della situazione meteorologica con tempo secco e ventilato che dovrebbe protrarsi per vari giorni.

C'e' il divieto assoluto di accendere fuochi a meno di 100 metri da un bosco e di compiere qualsiasi azione che possa innescare un incendio boschivo, come fumare e gettare il mozzicone acceso durante un'escursione o accendere falò o barbecue. Sono previste ammende e denunce per i trasgressori.

Quindi si raccomanda la massima attenzione soprattutto in vista del "Lunedì di Pasquetta" in quanto se la situazione non dovesse cambiare molti Veneti dovranno, giustamente, rinunciare al tradizionale Barbeque all'aperto... a meno che non lo si faccia nel giardino di casa propria...se questa si trova a più di 100mt da un bosco :-)

 

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Il Piave non era tanto secco da un secolo: non scorre, arranca. Gli alberi sono come cerini e basta un niente per mandarli in fumo. E ADIGE-FOCEmentre nei cortili si va via di innaffiatoio a garganella per tener vivi i tulipani, la Regione prepara un piano per affrontare l’emergenza siccità, classificata come «grave» dagli uffici dell’Ambiente. «Abbiamo chiesto a Palazzo Balbi di attivare tutti gli strumenti a sua disposizione per fronteggiare la perdurante assenza di precipitazioni, inferiori del 70% rispetto alle medie stagionali - spiega Giuseppe Romano, presidente dell’Unione dei consorzi di bonifica - primo fra tutti il Piano stralcio per la tutela della risorsa idrica Piave». Ma sotto la lente non c’è solo il fiume sacro alla Patria. Anche l’Adige è un osservato speciale, specie nel tratto più vicino alla foce, perché se i livelli dovessero abbassarsi ulteriormente, a causa del «cuneo salino» si dovrebbero arrestare tutti gli acquedotti che vi attingono. L’esigua portata del fiume in secca (ma un discorso analogo potrebbe valere per tutti i corsi d’acqua che si tuffano nell’Adriatico) non sarebbe infatti più in grado di contrastare la risalita dell’acqua salata del mare, che finirebbe così negli impianti della zona di Chioggia e Rosolina che però non sono in grado di de-salinizzarla. In quel caso, allora, si dovrebbe spegnere tutto e far entrare in azione le autobotti.

Il piano allo studio di Palazzo Balbi prevede vari interventi, come spiega Roberto Casarin, segretario generale dell’Autorità di Bacino dei fiumi dell’Alto Adriatico, che possono essere messi in campo in momenti differenti a seconda dell’evoluzione dell’emergenza: «Nell’immediato la preoccupazione è quella di aumentare la quantità d’acqua conservata nei serbatoi montani, con una contestuale riduzione di quella utilizzata nelle centrali idroelettriche. Quindi si diminuirà il rilascio negli acquedotti a servizio dei centri abitati e quello relativo ai consorzi irrigui attivi in agricoltura, che assorbono la maggior parte dell’acqua immessa nel sistema». Nel lungo termine, invece, «si dovrà pensare a come iniziare ad immagazzinare l’acqua anche in pianura, intercettandola in casse di raccolta installate nel sottosuolo prima che vada al mare - continua Casarin -. In questo senso, ad esempio, si potrebbero utilizzare le cave dismesse sul territorio».

Se però la situazione dovesse precipitare, allora si dovrebbe dare il via alle misure più stringenti, da adottare con apposite ordinanze dei sindaci sotto la regia della Regione, come accadde durante la Grande Siccità del 2003: divieto di annaffiare i giardini durante il giorno, chiusura forzata delle fontane pubbliche e di quelle a getto continuo ancora attive in molte case del Veneto, soprattutto in campagna, divieto di lavare l’auto in cortile. Il piano potrebbe essere pronto entro una quindicina di giorni ed ovviamente la speranza è che il cielo risolva il problema prima che lo si debba utilizzare. «Con il collega del Friuli Luca Ciriani abbiamo incontrato i gestori dei bacini idrici e dei consorzi di bonifica - spiega l’assessore all’Ambiente Maurizio Conte - dobbiamo coordinarci mettendo in campo azioni comuni che garantiscano un flusso vitale costante ai nostri corsi d’acqua, evitando disservizi alla popolazione e danni all’agricoltura». Gli fa eco Ciriani: «C’è grande preoccupazione, dobbiamo pensare con urgenza a misure di risparmio. Con un piccolo paradosso: già da mesi stiamo lavorando fianco a fianco per la messa in sicurezza del territorio sul piano del dissesto idrogeologico. Insomma, vuoi perché l’acqua è troppa, come è accaduto con l’alluvione, vuoi perché l’acqua è troppo poca, come oggi, Veneto e Friuli sono chiamati a darsi una mano».

Fonte : www.corriere.it

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L'allarme lo aveva lanciato l'Arpav, l'Agenzia regionale per l'ambiente della Regione, pochi giorni fa: nel Veneto piove sempre meno, bassa incendio3l'inverno e' stato secco e la siccita' si fa sentire con grande sofferenza per l'agricoltura.


  Ed e' gia' stagione di incendi, nel Veronese, ma soprattutto nel Vicentino, sull'Altopiano di Asiago dove, da alcuni giorni, le fiamme stanno letteralmente divorando uno dei boschi piu' belli della zona. Un incendio quasi sicuramente di origine dolosa - sarebbero stati individuati otto focolai - impegna da giorni una cinquantina di vigili del fuoco, compreso un elicottero, che cercando di limitare i danni causati dal fuoco su ettari di verde.

La zona, in Valdastico, e' impervia e difficile da praticare e mette in difficolta' Corpo Forestale e Protezione Civile che cercano di delimitare l'area in fiamme anche se non ci sono pericoli per l'uomo.

Le previsioni non aiutano la situazione: sara' caldo tutta la primavera, dicono gli esperti. E niente neve: sulle Dolomiti intorno ai 1500 metri sono caduti solo 20-30 cm di neve fresca da ottobre, con un deficit del 60-65% rispetto alla media, tanto per fare un esempio.

Fonte: ANSA

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Veneto e Friuli Venezia Giulia metteranno in campo azioni comuni per affrontare la grave situazione di siccita' che sta attanagliando il siccita1Nordest. A tal fine sono stati attivati dei tavoli tecnici che nel giro di qualche giorno predisporranno una serie di indicazioni operative per consentire il massimo accumulo di acqua negli invasi e un sensibile contenimento dei consumi per tutte le utilizzazioni, da quelle irrigue a quelle domestiche.

La strategia di collaborazione e' stata messa a punto oggi nel corso di un incontro a Palazzo Balbi a Venezia, presieduto dall'assessore regionale veneto all'ambiente Maurizio Conte e dal Vicepresidente e assessore all'ambiente della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia Luca Ciriani, insieme a Roberto Casarin segretario dell'Autorita' di bacino dell'Alto Adriatico e segretario generale dell'Autorita' di bacino del fiume Adige.

All'incontro hanno partecipato, tra gli altri, i rappresentanti degli enti gestori dei serbatoi idrici delle due regioni e dei consorzi di bonifica. In assenza di precipitazioni e in mancanza dell'apporto dello scioglimento della neve in montagna, che quest'anno ha visto un calo del 70-80% rispetto alla media, i volumi idrici degli invasi e delle falde acquifere stanno toccando i valori piu' bassi degli ultimi anni, creando uno stato di grave siccita' che occorre affrontare, in considerazione anche dell'avvicinarsi della stagione irrigua in agricoltura. ''Ci troviamo in una situazione particolarmente pesante - ha detto l'assessore Conte - e insieme al Friuli Venezia Giulia abbiano deciso di mettere in atto azioni comuni, perche' c'e' la necessita' di individuare con tempestivita' misure concrete di risparmio idrico per superare l'emergenza''. ''Abbiamo concordato sulla necessita' di metterci insieme - ha sottolineato da parte sua Ciriani - per affrontare il problema in maniera coordinata, in un clima di collaborazione che consenta l'adozione di indicazioni operative piu' incisive per razionalizzare le risorse disponibili idriche. Torneremo a riunirci tra una quindicina di giorni per la verifica''. In linea di massima, le linee di indirizzo su cui stanno lavorando i tecnici riguardano come intervenire per mantenere l'acqua nei bacini montani, immagazzinare l'acqua anche in pianura, ridurre gli usi irrigui e contemperare anche l'uso dell'acqua ai fini della produzione di energia.

Fonte: ADNKRONOS

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I bacini montani sono a secco: si parla del 70% di precipitazioni in meno rispetto alla media, torrenti in secca, laghi alpini ridotti a un terzo pesci mortidel normale e ghiacciai destinati a ridursi. E’ allarmante la situazione creatasi sulle Alpi per le scarse precipitazioni di questo strano inverno. E il problema “turistico” dovuto alla mancanza di neve nei comprensori sciistici passa in secondo piano rispetto alla preoccupazione per le riserve idriche: si teme una vera crisi idrica nei mesi a venire, sia nel campo civile che agricolo.

Sono molti gli enti che nei giorni scorsi hanno parlato di un vero e proprio allarme siccità, dalla Coldiretti all’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni, dal Cnr alle associazioni locali di pescatori e agricoltori. Secondo il Cnr, questo febbraio al Nord c’è stato il 62 per cento di precipitazioni in meno rispetto alla media, un deficit che raggiunge localmente il 70-80 per cento tra Lombardia, Trentino, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Toscana con il bacino dell’Arno in condizioni senza precedenti. Nei primi due mesi dell’anno in Veneto sono caduti solo 20 millimetri di pioggia quando la media è di 46.

“I grandi laghi di Como, Maggiore e Garda sono tra i 20 ed i 50 centimetri al di sotto del livello medio del periodo – denuncia la Coldiretti -. La situazione e’ particolarmente preoccupante dove è caduta poca neve come in Veneto e Toscana. In difficoltà, al momento, c’è il grano ma con la ripresa vegetativa favorita dal caldo potrebbe soffrire anche le piante da frutta. Si spera dunque nell’annunciato arrivo delle attese nevicate sull’arco alpino e della pioggia”.

La scarsità di precipitazioni – lontano dall’essere appianata con le poche gocce di neve e pioggia cadute ad inizio settimana, è aggravata dagli sbalzi termici che nel mese di febbraio hanno toccato valori record e mettono a rischio la fioritura. A preoccupare, però, è soprattutto il prosciugarsi dei serbatoi d’acqua in quota e la disponibilità idrica per l’irrigazione primaverile ed estiva.

Alcuni giorni fa i cittadini di Castione della Presolana, a Bergamo, sono stati invitati a “limitare l’utilizzo dell’acqua potabile agli usi domestici al fine di evitare possibili, seppur momentanee, carenze nell’erogazione”. Anche in Friuli Venezia Giulia si è registrato un forte abbassamento delle falde acquifere.
“I principali invasi del fiume Piave (lago di Pieve di Cadore, lago del Mis, lago di Santa Croce) sono ad un terzo della capacità – spiega l’Anbi -; una situazione analoga si registra lungo il fiume Brenta, che va a completare un quadro generale che, dall’inizio dell’anno, segnala indicativamente riserve idriche inferiori del 10% rispetto alla media. Nel lago Centro Cadore e’ stata addirittura verificata una moria eccezionale di pesci”.

La moria di pesci nel lago di Centro Cadore è stata denunciata dai pescatori del luogo, che parlano di un livello del lago mai così basso dal 2003 ad oggi. Si parla di quintali di lucci e carpe morti sui fondali, a causa dell’acqua in continuo abbassamento: i pesci restano intrappolati in pozze che che si ghiacciano totalmente.

“Tutta la provincia soffre una situazione di siccità – ha detto il sindaco di Calalzo, Luca De Carlo -. Siamo preoccupati per i prelievi che vengono fatti dal lago dalla società idroelettrica. La situazione di questi giorni è anomala e tipica della stagione estiva, non di quella consueta in questo mese. Non c’è da star tranquilli per quanto ci si prospetta nei prossimi mesi. L’inverno è già stato difficile per le nostre attività e ora l’estate vedrà purtroppo acuirsi la crisi”.

In tutte le valli alpine, insomma, crescono i timori per l’emergenza idrica, che già sta colpendo alcuni piccoli comuni dove le autobotti hanno dovuto portare acqua. L’intenzione è quella di aprire un confronto tra associazioni, enti territoriali e gestori delle centrali idroelettriche al fine di prevenire un’eventuale situazione d’emergenza nei prossimi mesi.

Fonte : http://www.montagna.tv

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Ormai è certo che a partire da domenica il Nord Italia  e di conseguenza anche il Triveneto, sarà interessato dal maltempo. Ci aspettano 3 siccitagiorni "uggiosi" con cielo coperto e precipitazioni sparse a tratti moderate e la neve che mertedì potrebbe imbiancare alcuni tratti pianeggianti. La cosa buffa è che ho già sentito dire frasi tipo "purtroppo tornerà la pioggia", "purtroppo domenica pioverà", "attenzione tornerà il maltempo" etc. etc. ma io dico, si può essere più "sciocchi" (per non dire altro)? Evidentemente ste persone (tra cui anche qualche conduttore meteo televisivo) non sà che sul Triveneto in pratica sono 6 mesi che non fa una pioggia decente e che quindi la situazione è critica, non tragica, ma sicuramente siamo al limite.

La situazione è peggiorata rispetto a un mese fa, ma non è ancora allarme. Sicuramente si devono evitare catastrofismi... Per il momento. Ma che la falde si siano abbassate e che nei bacini montani vi sia sempre meno acqua è ormai un dato di fatto nel Friuli occidentale, in Veneto e nel Trentino. Il motivo di questa situazione deficitaria è la scarsità di precipitazioni, situazione che si protrae ormai da mesi e sembra che, nonostante la pioggia dei prossimi giorni, il meccanismo Atlantico si sia inceppato e questo è "deleterio" per le speranze piovose per il nord Italia. La poca pioggia caduta e l'assenza di neve hanno ripercussioni dirette sul carico idrico. Ovviamente la speranza è che entro metà marzo si possa invertire tale tendenza negativa, perchè se ciò non dovesse accadere sarebbero guai seri, e non solo per il settore agricolo....ma stando alle ultime emissioni modellistiche, dopo la pioggia dei prossimi giorni non si vede nulla almeno fino al 15 del mese. Se come sperano in molti, agricoltori in primis, tra marzo e aprile ci saranno precipitazioni abbondanti in grado di "riequilibrare" le riserve idriche non ci saranno problemi, ma se questo non accadrà allora, scusate il francesismo, saranno "ca**i".

Ci sono molte analogie con il 1993: dopo mesi con scarse precipitazioni arrivò una primavera con intense piogge riequilibrò i livelli idrici, facendo rientrare l’allarme siccità. Una situazione che potrebbe ripresentarsi quest’anno ed è quindi consigliabile attendere prima di lanciare allarmismi. Prima di chiudere però alcuni numeri molto significativi che dovrebbero far riflettere chi vede le prossime precipitazioni come la lebbra...tra settembre 2011 e gennaio 2012 le precipitazioni sono state del 40 percento inferiori alla media del periodo 1995-2009 e del 60 percento rispetto allo stesso perdiodo del 2010 e i dati delle falde non incoraggiano infatti in quasi tutto il Triveneto si registrano abbassamenti, rispetto allo scorso anno, tra i 4 e i 14 metri. Le conseguenze? le lascio immaginare a chi odia la pioggia :-)

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