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Fri07212017

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Storia della Meteorologia

Storia della Meteorologia (7)

La lotta ai cambiamenti climatici si fa anche attraverso le simulazioni degli scenari che comprendono migliaia di variabili. Per effettuare tali calcoli ci vogliono dei computer potentissimi, e per questo negli Stati Uniti hanno avviato proprio in questi giorni quello che è stato soprannominato un “supercomputer”. Si tratta di una specie di mainframe dedicato esclusivamente alla raccolta dei dati e ai calcoli che riguardano i mutamenti climatici.

Sotto la responsabilità del Centro Nazionale per la Ricerca Atmosferica (NCAR) di Cheyenne, Wyoming, il computer IBM da 1,5 petaflop può eseguire ben 1,5 quadrilioni di calcoli al secondo, tanto da rientrare nella classifica dei 20 computer più potenti del mondo. Per capire bene di cosa si sta parlando basti dire che è circa 30 volte più potente dei personal computer di ultima generazione, in grado di compiere in 9 minuti delle elaborazioni che un PC compie in 3 ore. Il suo compito sarà studiare tutto, dagli uragani e tornado alle tempeste geomagnetiche, tsunami, incendi, inquinamento atmosferico e la posizione della acqua sotto la superficie della Terra.

Il supercomputer, battezzato Yellowstone, processerà modelli complessi degli scenari terrestri con una risoluzione più alta di quanto non fosse possibile in precedenza, e aiuterà i ricercatori a trovare risposte e soluzioni a molti dei problemi che il cambiamento climatico comporta. Per risoluzione si intende che finora le previsioni potevano essere fatte con modelli regionali a distanza di 100 km, le quali venivano piuttosto sgranate e dunque imprecise. Ora invece si possono ottenere risoluzioni di 10 volte più potenti, a 10 km di distanza, che sicuramente sono molto più dettagliate.

Tra le previsioni che Yellowstone sarà in grado di effettuare rientrano i cambiamenti nelle tipologie di precipitazioni, la perdita del ghiaccio marino nell’Artico, il sollevamento del livello dei mari, l’erosione della costa, il “comportamento” degli incendi ed i cambiamenti nella qualità dell’aria in tutto il mondo, con previsioni precise anche sul lungo termine. Il suo lavoro servirà per modificare le politiche ambientali, industriali e agricole, cercando di anticipare i cambiamenti terrestri. (ECOLOGIAE)

Non dico che oggi, 20 Agosto 2012,  sia una giornata storica per la meteorologia Nazionale... ma poco ci manca. Dopo la petizione per averlo anche in Italia, dopo averlo "visto" per qualche giorno lo scorso anno (ma si trattò solo di un "errore"), finalmente oggi il Radar Nazionale della Protezione Civile è una realtà!

Sì sì non sto scherzanzo... infatti basta andare al seguente Link per vederlo in tutto il suo splendore!!

La Protezione Civile nella pagina di presentazione del Radar sottolinea le seguenti avvertenze:

I dati vengono pubblicati in tempo reale, dunque non sono ancora stati sottoposti a un processo di validazione. Le informazioni contenute nelle immagini hanno quindi solo carattere divulgativo. Non è possibile diffondere, pubblicare, commercializzare né utilizzare le immagini, anche in parte, se non concordato con il Dipartimento della Protezione Civile.

Le immagini visualizzate sono un prodotto di quanto acquisito ogni 15 minuti dai radar operativi e regolarmente funzionanti della Rete Radar Nazionale e si riferiscono al Vertical Maximum Intensity (VMI), che rappresenta il valore massimo di riflettività – o valore di ritorno – presente sulla verticale di ogni punto. L'orario indicato si riferisce al Tempo Coordinato Universale - UTC.

In caso di malfunzionamento di un radar il quadro riportato potrebbe risultare parziale. Inoltre, il segnale potrebbe incontrare ostacoli come colline o montagne che impediscono di raggiungere le idrometeore e quindi di stimare la presenza di eventuali perturbazioni.

Il VMI presentato è dunque, a titolo esemplificativo, un prodotto riferito al composito nazionale, dando evidenza del contributo di ciascuna amministrazione partecipante al fine di rendere pubblico in modo tangibile lo sforzo compiuto in questi ultimi anni da parte di tutti gli attori che concorrono alla realizzazione della Rete Radar Nazionale.


Insomma...sembra che finalmente anche in Italia (come in molti altri stati) si potrà finalmente avere la situazione in tempo quasi reale di quello "che sta per accadere" sulle nostre teste... non dovremo più noi appassionati (e non solo) rincorrere i "mille mila" radar locali sparsi in giro per i molti siti web...che spesso non funzionavano...e che non davano una visione di insieme della situazione "italiana"... visti i fenomeni sempre più violenti che colpiscono anche la nostra Penisola, mi viene da dire solo una cosa: ERA ORA!!

 

Il terzo satellite Meteosat di Seconda Generazione, dalla sigla Msg-3, progettato e costruito da Thales Alenia Space per conto meteosat10dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e per Eumetsat, è stato lanciato alle 23,6 (ora del centro Europa), con un razzo vettore Ariane 5 dal Centro Spaziale di Kourou, nella Guyana francese.

Un lancio perfetto, con l’assordante rombo del potente razzo europeo, e con la lunga scià della coppia di vettori di spinta iniziale a combustibile solido, ha permesso dopo 34 minuti ad Ariane 5 di inserire in un’orbita ellittica detta “di trasferimento” l’ultimo arrivato (nello spazio) delle “sentinelle meteo made in Europe”. Il tutto, sotto l’attento controllo del Centro Esoc di Darmstadt, in Germania. Oltre a Msg 3, dall’ogiva dell’Ariane 5 è stato anche rilasciato il satellite per telecomunicazioni EchoStar 17, realizzato per i servizi della Hughes Network Systems dalla Space Systems Loral.

Con un peso di oltre due tonnellate al lancio, il satellite MSG-3 (rinominato Meteosat-10 una volta in orbita), di forma cilindrica con diametro di 3,2 metri, e altezza di 2,4 metri, è stato progettato per una vita operativa di sette anni. L’ultimo dei satelliti meteo Esa, è costituito da una struttura principale che si compone di ripetitori e antenne, e dalla piattaforma principale del satellite che include quelli che vengono chiamati sottosistemi, tra i quali quello di potenza, di controllo termico, e il Tt&C (che sta per “Telemetria e Telecomandi”). Dotato di 12 canali di acquisizione immagini, invierà un’immagine aggiornata ogni 15 minuti (rispetto ai 30 minuti dei satelliti di prima generazione), e opererà su 12 bande, dal visibile all’infrarosso, con risoluzioni spaziali da 1 a 3 chilometri.

MSG-3 è stato sviluppato e costruito da Thales Alenia Space, che da circa trent’anni è principale contraente per i satelliti meteorologici europei, e Thales Alenia Space Italia, è stata responsabile per il carico utile di comunicazione, di cui fanno parte antenne e trasponditori e del sistema Tt&C. Dopo la consegna di sette satelliti Meteosat di prima generazione, a metà degli anni novanta, Thales è stata scelta per realizzare anche i quattro satelliti di seconda generazione (Msg). I primi due satelliti Msg sono stati lanciati con successo ad agosto 2002 e a dicembre 2005. Il terzo componente di questa famiglia, lanciato la scorsa notte, è stato posizionato, dall’ultimo stadio dell’Ariane 5, in orbita geostazionaria a circa 36.000 chilometri, a longitudine 0°.

Grazie ai satelliti Meteosat di Seconda Generazione è stato possibile migliorare notevolmente l’analisi dei dati meteorologici in Europa, sin dai primi anni del 2000. Questi satelliti stabilizzati per rotazione (100 giri al minuto), infatti, ritrasmettono immagini ad alta risoluzione di Europa, Nord Atlantico e Africa, a beneficio di meteorologi e servizi meteo in tutto il continente europeo. La tecnologia avanzata che li contraddistingue ha notevolmente migliorato la qualità delle immagini, grazie al maggior numero di canali di osservazione, alle prestazioni radiometriche potenziate e ai cicli di rivisitazione dimezzati. Quest’ultima generazione di satelliti inoltre, punta su una più veloce produzione di immagini per fornire un più rapido e più frequente accesso ai dati da parte dei gestori del servizio; una migliore identificazione delle nuvole e della neve al suolo unita alla capacità di effettuare una analisi dell’atmosfera in modo da determinare con una certa accuratezza temperatura e umidità relativa.

"I dati meteo influenzano molte decisioni dell’economia europea, soprattutto in materia di trasporti e produzione di energia elettrica" - spiega Patrick Mauté, Direttore della divisione di Osservazione Ottica di Thales Alenia Space - “e se comprendiamo meglio questi dati, a livello nazionale e internazionale, potremo prevedere condizioni climatiche rigide e persino pericolose, e quindi trasmettere queste informazioni per proteggere la popolazione. Queste risorse nello spazio sono una componente vitale per l’osservazione del clima globale e dei pianeti”. “La nostra storia dei Meteosat” – aggiunge Mauté – “non termina con il lancio di questo satellite, visto che siamo stati scelti da ESA e Eumetsat, insieme al nostro partner tedesco OHB, per realizzare anche 6 nuovi satelliti di terza generazione”.

La storia dei satelliti Meteosat (noti anche perché da anni le loro immagini dell’Europa dallo spazio vengono utilizzate nelle rubriche meteo in TV), dura da 35 anni: era infatti il 23 dicembre 1977, quando il primo satellite meteo realizzato dall’Esa, del peso di 295 chilogrammi, venne lanciato, in quella prima occasione, con un razzo americano Delta 2914 da Cape Canaveral (ma già il secondo, nel 1981, verrà lanciato con un Ariane 1 dalla Guyana). Il sistema dei Meteosat fornisce informazioni meteorologiche sull’Europa, l’Africa e il Medio Oriente trasmettendo, in maniera costante, immagini della Terra e delle coperture nuvolose. I satelliti, inoltre, mediante le stazioni sparse sulla superficie terrestre, sono in grado di raccogliere anche dati relativi a temperatura, umidità e velocità dei venti.

Tutte queste informazioni, centralizzate ed elaborate, permettono agli studiosi di ricavare modelli matematici dell’atmosfera terrestre e rendono possibili previsioni atmosferiche a lungo termine sempre più accurate. “Inoltre, i nuovi Meteosat permettono di trarre benefici in tutte quelle attività che, in qualche misura, risentono dei fenomeni meteorologici: agricoltura, oceanografia, idrologia, ingegneria civile, traffico aereo” – precisano in una nota i responsabili della missione di Thales Alenia Space – “ e quest’ultima generazione di satelliti punta su una più veloce produzione di immagini per fornire un più rapido e più frequente accesso ai dati da parte dei gestori del servizio; una migliore identificazione delle nuvole e della neve al suolo unita alla capacità di effettuare un’ analisi dell’atmosfera in modo da determinare con una certa accuratezza temperatura e umidità relativa”.

Fonte: La Stampa

Sunday, 22 April 2012 22:29

I Signori del Meteo in Italia

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Che negli ultimi anni il meteo non sia solo un argomento "per far passare il tempo dal barbiere" ma sia ImmagineLinkPrevisioniAggiornatediventato anche un business non indifferente lo si può capire facilmente se osserviamo le continue diatribe che nascono "tra i meteorologi" ogni volta che il meteo sta per cambiare. Ormai siti meteo, meteorologi, meteorine e tutto quello che il web e la tv ci propone per quanto riguarda la meteorologia, si "battono" a suon di cag*ate solo per fare audience e per attirare lettori o telespettatori per le proprie rubriche.

La settimana scorsa abbiamo assistito alla diatriba "Mini-Cicolone" Lucy...sembrava dovesse arrivare un uragano sull'Italia ed invece poi si è trattato di maltempo "importante" ma non così disastroso (menomale) come qualcuno ce lo aveva spacciato... ora invece è la volta del Caldo...occhio perchè arriva Hannibal l'anticiclone Africano che ci cuocerà tutti...ma se questo anticiclone si chiama Hannibal...quelli che l'hanno preceduto, come si chiamano?? Farà tutto sto caldo che ci ritroveremo in estate o sarà un caldo sopportabile? anche in queto caso c'è stata la divisione tra chi dipinge scenari estivi e chi invece va più cauto ed esclude categoricamente che si tocchino i 30°... chi avrà ragione lo vedremo nei prossimi giorni...anche perchè sta fiammata dovrebbe durare qualche giorno e niente più...

Comunque, il fatto che il meteo sia diventato un business, lo dimostra il fatto che ieri è apparso sul Sole24Ore un articolo molto interessante che riporto di seguito...a voi scegliere lo schieramento... :-)

dal Sole24Ore:

«Sul clima dei prossimi giorni i meteorologi si dividono». Apriti cielo. La frase rifugio dei commentatori è come un'esca per la gola di meteomaniaci e no. Intriga, alimenta il sospetto, scatena la corsa (sempre più frenetica) all'ultimo aggiornamento: da fonti nuove, provvisorie e variabili, e da salde fonti di fiducia. O anche solo a collazionare puntate flash, intervalli meteo, per trarne una personale mediana: che tempo che fa (o farà).

Così i bollettini in tivù raggiungono picchi del 30% di share e i siti specializzati balzano in testa alle classifiche di audience. L'ombra della cataclisma e, più in basso, quella del weekend mandato all'aria si nascondono dietro gli annunci di rovesci e folate. Si costruiscono notizie con la neve d'inverno o il caldo d'estate: figurarsi quando piove senza sosta e fa freddo in primavera, arrivano in visita mini-cicloni mediterranei e vortici, battezzati Lucy o Madeleine dal centro meteorologico di Offenbach, in Germania.

In Italia si contano centinaia di siti meteo, e i più aggregano notizie prese in rete e offrono servizi da dilettanti. Sono meno quelli veramente autorevoli, che lavorano su complessi calcoli matematici. Sul versante pubblico ci sono i servizi dell'Aeronautica, delle Regioni, della Protezione Civile, del ministero (mentre ad esempio nell'ordinata Svizzera il portale per le previsioni è unico). Dal lato privato, siti che prendono a modello di riferimento il Centro Europeo di Reading con il modello ECMWF ed elaborano dati, come ilmeteo.it o 3bmeteo.com.

La professionalità ripaga. A febbraio, complici le nevicate che hanno colpito Roma nelle prime settimane, il sito ilmeteo.it ha raddoppiato i contatti rispetto ai mesi precedenti e si è portato al secondo posto tra i portali d'informazione, con 1.311.189 utenti unici nel giorno medio (fonte Audiweb). Il mercato vale sempre più: come ha dichiarato il fondatore e amministratore delegato Antonio Sanò, ilmeteo.it è passato in tre anni da 1 a 5 milioni di euro di raccolta pubblicitaria (e un altro milione arriva dalla vendita di servizi).

Su internet, manco a dirlo, ci sono servizi per tutte le esigenze. Si può stringere e stringere ancora il focus. Siti che si dedicano solo a una specifica area geografica, come «il meteo dei milanesi», a cura dell'Osservatorio Meteorologico di Milano Duomo, che prevede quale sarà il tempo nell'arco di tre giorni. E poi webcam, immancabili gruppi su Facebook e applicazioni in prima linea sullo schermo dello smartphone: ogni tanto, un'occhiatina al tempo, magari prima di alzare gli occhi al cielo o sporgersi dalla finestra.

Il servizio pubblico dei bollettini è cominciato alla radio e poi è arrivato in tv, che ha istruito e illustrato, e cambiato poco a poco le abitudini degli utenti. In bianco e nero l'appuntamento con il primo dei colonnelli, e anche il più famoso, Edmondo Bernacca. Capace di raccontare «Il tempo in Italia», spiegando al largo pubblico la variazione di pressione, l'anticiclone, la nascita di un temporale, e poi traghettare questi concetti nella tv a colori.

La convenzione tra Aeronautica e Rai ha dato il via alla serie dei colonnelli, che devono unire formazione professionale, stellette (quando non in pensione), e doti comunicative: almeno provare ad acquisire un po' i tempi televisivi. Con la gemmazione degli spazi meteo hanno proliferato gli epigoni di Bernacca, che oggi si chiamano Massimo Morico, Guido Guidi, Francesco Laurenzi. Colonnello è Mario Giuliacci, che non fa servizio pubblico ma si è occupato delle previsioni meteo per i programmi Mediaset prima di passare a La7, e che gestisce anche un sito internet. Come il figlio Andrea, che colonnello non è, ma ha coltivato lo stesso interesse del padre e ne ha preso il posto a Medisaet.

Figura diversa, Luca Mercalli, il climatologo impegnato e presidente della Società Meteorologica Italiana, diventato noto ai telespettatori con la trasmissione di Fabio Fazio «Che tempo che fa». Si preoccupa della ricerca scientifica, del risparmio energetico, delle politiche del territorio.

Anche per sanare la scissione tra meteorologi modellisti e meteorologi divulgativi, rappresentata a pieno dalla figura della meteorina, e al parossismo raggiunto nel Tg4 di Emilio Fede. A proposito, la veste indicata dal nuovo direttore Giovanni Toti non prevede belle ragazze per gli annunci sul tempo. Perché sarà pur vero, come sosteneva Oscar Wilde, che ogni volta che si parla del tempo «s'intenda parlare di qualcos'altro». Ma forse anche a questo c'è un limite.

Apparteneva alla generazione dei meteoman con la bacchetta, le isobare disegnate a mano sulla mappa dell’Europa. E un altro modo di bellavitedire alla gente «che tempo fa». C’entrano poco satelliti e modelli matematici, che hanno preso il sopravvento quando già si avvicinava alla pensione e ai quali, da innovatore convinto, si è adeguato senza dimenticare i fondamenti della fisica. C’entra, molto, la passione, il piacere di «fare didattica». Perché, dietro al sole, alla pioggia, alla neve e alla grandine, ci sono sempre i grandi movimenti delle masse d’aria, un puzzle che scoprire destava sempre meraviglia. Ben altro stile, quello di Emilio Bellavite, rispetto ai modi di certi impettiti colonnelli, che sciorinano le previsioni del tempo quasi come ordini da dare ai sottoposti. Per non parlare delle soubrette che hanno sostituito su certe reti i meteorologi professionisti e che si limitano a leggere le massime e le minime sul «gobbo ».

Grazie alla sua cordiale professionalità, lui era entrato nel cuore della gente, tanto da diventare sinonimo di meteo per i veronesi. Bellavite è morto ieri all’ospedale geriatrico di borgo Trento, dove era ricoverato da tempo, all’età di 84 anni. Per anni ha scritto le previsioni del tempo sul giornale L’Arena, per poi approdare in televisione su «Telearena ». Si distingueva per il suo sorriso gioviale, l’autoironia: nessuna pretesa di infallibilità, tanto che quando sbagliava (non più di altri meteoman più quotati, a dire il vero) si scusava sempre. Accadde una volta il giorno di Pasquetta, «quando sbagliare una previsione del tempo è peccato mortale» come sosteneva. Negli anni ’50, quando per i computer si sarebbe dovuto aspettare ancora qualche decennio, si faceva arrivare le mappe dall’osservatorio nazionale svizzero. Poi è cominciato il lavoro vero e proprio, che l’ha portato al centro antigrandine del ministero dell’Interno e, in seguito, ad essere previsore ufficiale dell’Ente lirico areniano.

La grandine, fenomeno «imprevedibile», come insegnava, e «tipicamente veronese », era solo uno dei tanti aspetti del tempo ad interessarlo. Bellavite inseguiva anche le nevicate e raccontò quella, storica, del 1985, passo dopo passo. Non senza, però una certa frustrazione, perché, tra le province vicine, Verona era sempre l’ultima a vederla. Ma, non appena c’era qualche sentore di gelo, correva sulle Torricelle pur di «afferrarla » in tempo. Non solo in senso metaforico. Appassionato di sport, Bellavite era anche un gran corridore, passione che si è trascinato fino a tarda età. Lo si poteva vedere, la domenica, intento a fare jogging in piazza. Ora sarà Meteo4, l’associazione di meteoappassionati fondata da lui assieme ad Angelico Brugnoli a raccogliere la sua eredità scientifica. Ma che il suo ricordo sia rimasto vivo nel cuore degli spettatori, anche più giovani, lo testimonia la pagina Facebook a lui dedicata, sulla quale hanno cliccato «Mi piace» oltre 3.500 utenti.

Personalmente posso dire che è stato una delle figure della "meteo" che mi hanno fatto amare la meteorologia, assieme al grande Bernacca e a Guido Caroselli, loro si che sapevano quello di cui stavano parlando...non le meteorine di oggi

Fonte : Corriere.it


Io me le immagino le prime civiltà alle prese con i fenomeni meteorologici. Ogni evento era probabilmente giustificato dal fatto che "gli Dei" (o cose simili...) per qualche strano motivo avevano le palle girate e per tanto se la prendevano con loro..."ecco abbiamo fatto inca**are il Dio del fuoco e ora ci manda dal cielo la menifestazione della sua ira (lampi)!" ... "ecco il Dio del Sole è stanco e va a dormire (tramonto)"... "ecco il Dio del Barbeque ha voglia di giocare e ci fa sudare (Ondate di calore)" ... "Ecco gli angioletti fanno la pipì (piove)"..ah no questa me la raccontava mia Nonna...Comunque... tutte le vicende del tempo venivano in genere interpretate come la manifestazione dell'umore mutevole delle divinità più o meno buone...

...Allora dove eravamo rimasti...ah si...siamo ai primi del '900...e arriviamo da un periodo in cui, dopo la nascita dei primi centri meteorologici che sembravano aver dato la spinta definitiva allo studio del "tempo che farà", a causa dei grossolani errori delle prime "previsioni" basate sulle neonate carte sinottiche, l'entusiamo si era nuovamente raffreddato.

Se fino a ora come abbiamo visto nella prima parte del post, gli Italiani furono gli inventori di molti strumenti e promotori di molte teorie sulla meteorologia, dagli inizi del '900 in avanti se ne andarono in vacanza e furono altri a dare vita a quella che è la meteorologia moderna. Tra il 1900 e il 1950 le scoperte/idee migliori arrivarono da 4 studiosi :

  • Lewis Fry Richardson (11 Ottobre 1881 - 30 Settembre 1953) : Fu il primo a proporre la teoria che per predire il meteo "futuro" fosse necessario risolvere sistemi di equazioni differenziali complesse (Weather Prediction by Numerical Process - 1922). In pratica risolvendo na valanga di integrali, equazioni, limiti, serie numeriche etc. secondo Richardson era possibile predire il tempo partendo dalle condizioni iniziali dello stesso... e tutto questo senza senza l'uso dei moderni computer...vaccadì... Ovviamente i risultati del primo tentativo di predire il tempo attraverso il calcolo di equazioni differenziali fu un disastro...il primo motivo del disastro fu il fatto che per riuscire a fare calcoli simili a mano serviva Dustin Hoffman in "Rain Man" e a quel tempo il sig. Hoffman non era ancora nato...e nemmeno i computer... Il secondo motivo "più meteorologico" era che non si riuscivano a determinare con precisione gli stati iniziali dell'atmosfera che dovevano essere il punto di partenza delle previsioni future. La bontà delle teorie di Richardson però fu dimostrata quando nel 1950 gli giunse la notizia che il primo ENIAC (quello vero...non quei cessi che si fermano un giorno si e l'altro pure con cui devo lavorare ogni giorno...) aveva calcolato le prime previsioni numeriche per le 24 ore successive in 24 ore ininterrotte di calcoli....fu questo il primo vero esempio di modello matematico previsionale.
  • Jeffrey, Sir Harold (1891-1989) : Era un matematico che non divenne famoso per essere diventato "vecio come el cucco" (99 anni!!) ma per essere stato il primo a classificare i venti in 3 diverse tipologie:
    • ciclone tropicale : ai tropici piove praticamente sempre perchè vi è la presenza constante di basse pressioni che sono appunto questi cicloni tropicali (spiegare il motivo per cui sono li richiederebbe un altro post...quindi prendetelo per buono!)
    • ciclone mobile extra tropicale: ovviamente non è che piove solo ai tropici...quindi quando si formano centri di bassa pressione in giro per il globo questi si chiamano appunto cicloni mobili extra tropicali.
    • brezze locali: beh questo l'è facile