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Monday, 19 November 2012 12:44

La Spluga della Preta: L'Abisso della Valdadige Featured

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La Spluga della Preta è uno dei più famosi abissi del mondo, un vuoto profondissimo all’interno del Corno d’Aquilio, sotto i pascoli dei Monti Lessini Veronesi, nel comune di Sant’Anna d’Alfaedo.

L’esplorazione dell’abisso è cominciata nel 1925, ottant’anni fa. Le spedizioni pionieristiche di quei tempi hanno dato inizio a una avventura della conoscenza che si è protratta con una serie di incredibili imprese fino ad ora.

La Spluga della Preta infatti “è la speleologia”, o meglio, è sicuramente la grotta che più di ogni altra in Italia è legata alla storia della speleologia esplorativa, nel bene e nel male, e ne può essere considerata, in un certo senso, il simbolo, il campo ove si sono confrontati sogni, ideali, truffe, modi diversissimi di interpretare l’esplorazione degli abissi, tecniche diverse, ma soprattutto un libro in cui sono state scritte alcune delle pagine più esaltanti non solo della speleologia mondiale, ma dell’esplorazione in senso lato.

L’aspetto più affascinante della Spluga della Preta è che il mistero di quest’abisso, che fila giù nel cuore della montagna, non è ancora stato svelato. Generazioni di speleologi hanno provato ad inseguire le correnti d’aria che molto probabilmente fluiscono verso la Val d’Adige, ma per il momento solo i pipistrelli conoscono la via per la luce dell’esterno e le argille verdi delle antichissime gallerie del Canyon Verde custodiscono gelosamente questo segreto. Forse attendono qualcuno a cui rivelare finalmente la via per fare della Spluga della Preta ancora una volta “l’Abisso” o forse hanno deciso che la Preta è bella così: fonda, impressionante, dura, con un solo ingresso; sorprendente, perché si apre minacciosa su un dolce prato e trascina con sé il nero della notte; bella, perché nei suoi pozzi si respira l’atmosfera di mille e mille esplorazioni, affascinante perché le sue gallerie fossili parlano una lingua antichissima fatta di pietre e sabbia; magica come una nera spada infissa nella roccia del Corno d’Aquilio.

La Spluga della Preta è stata oggetto di accurati studi geologici già a partire dal 1926. Molte sono state le teorie che hanno cercato di spiegare il meccanismo speleogenetico che ha portato alla formazione di questi imponenti vuoti all’interno della montagna. Le nuove scoperte del 2003 nella “Via Antika” portano a nuove interessanti ipotesi che troveranno conferma con studi specifici che si svolgeranno nei prossimi anni.

Interessantissimo è anche l’aspetto biologico. In questo abisso sono stati trovati esemplari di insetti troglobi (cioè che vivono solo in grotta) con adattamenti somatici al buio del mondo sotterraneo. Si tratta di veri e propri “fossili viventi” come l’Italaphenops Dimaioi, il più grande carabide cieco del mondo, scoperto nella Spluga della Preta nel 1963.

La Spluga della Preta è stata oggetto dal 1988 al 1992 di una impressionante operazione speleologica, l’Operazione Corno d’Aquilio, che rimane a tutt’oggi la più imponente spedizione ecologica in grotta mai realizzata al mondo. Sono state portate all’esterno quasi quattro tonnellate di rifiuti abbandonati nei precedenti decenni di pionierismo speleoleologico.

Le prime tracce scritte dell'esistenza della Spluga si trovano nel 1901 in una pubblicazione di un insegnante di Ala nella sottostante Vallagarina, don Giovanni Cosser dal titolo Brevi notizie sui Monti Lessini, ne usò il termine dato dai trentini: bus de Pealda. Da sottolineare che in quei tempi fra Ala e Sant'Anna vi era il confine di stato, un confine aperto fissato solo nel 1750 con linee certe. Era conosciuta anche in precedenza, ma prima dell'utilizzo come alpeggio della valle retrostante il Corno d'Aquilio e il Corno Mozzo, la zona era scarsamente antropizzata e visitata. Vi sono comunque tracce preistoriche. Il Cosser nel suo studio fece la prima valutazione errata della profondità del camino di entrata. La stimò in 500 metri basandosi su valutazioni empiriche. Poco dopo, nel 1904, il Prefetto di Verona Conte Sormani Moretti ne ripeté la descrizione senza valutarne la profondità.

La prima stima corretta della profondità del primo camino si ha nel 1909 in una pubblicazione del CAI: 129 metri. Si dovette attendere fino al 1925 per avere la prima spedizione scientifica che iniziò ad esplorare i cunicoli. Ed iniziò una continua serie di fermate e ripartenze che stimarono ed esplorarono cunicoli e sale sempre più profondi. Ritennero, sbagliando, di aver raggiunto quota - 637.

La ricerca di nuove vie nella Spluga riprese solo nel 1954 in una spedizione organizzata non localmente. Fu la Società Adriatica di Scienze Naturali di Trieste che ripercorse l'itinerario del 1925 e 1926 stimando la profondità a -594 metri. Dopo questa spedizione riprese l'esplorazione da parte di gruppi locali, come il G.E.S. Falchi, il gruppo speleologico veronese in collaborazione con gruppi italiani e stranieri. In cinque spedizioni, avendo come priorità sia l'aspetto sportivo di ricercare nuove profondità sia l'aspetto scientifico di studio degli ecosistemi sotterranei, si raggiunse il 10 luglio 1963 la Sala Nera che rimase il fondo dell'abisso per una decina di anni a circa 900 metri di profondità.

Nella ricerca di quegli anni diventano importanti i Cargnel, Mario e Lorenzo padre e figlio, che da provetti fotografi portarono in superficie immagini dei cunicoli e delle sale della Spluga. Nelle spedizioni oramai annuali diventò altresì importante anche la ricerca ed il recupero di rocce e vita sotterranee.

Fu in quegli anni che le esplorazioni dell'abisso raggiunsero le quote più profonde esplorate al mondo, poi superate in una ricerca di esplorazione a collaborazione internazionale da altri abissi nel mondo.

Il 20 luglio 1964 vi fu l'unica perdita umana nell'esplorazione della Spluga. Morì Marisa Bolla Castellani, moglie del capospedizione Luigi Castellani. La cronistoria fatta sul sito del FIE si trova al link sottostante. Nel periodo 1970 1975 si arrivò con una serie di spedizioni all'attuale punto conosciuto più basso a 985 metri di profondità dall'imbocco. Da allora grosse spedizioni non furono più organizzate, salvo una con una forte impronta ecologica. Dal 1988 al 1992 l'operazione Corno d'Aquilio ebbe come obiettivo di procedere alla pulizia dell'abisso, di dare un completamento organico ai rilievi scientifici anche di flora e fauna, di effettuare foto e riprese cinematografiche e di fare precisi rilievi metrici dei percorsi dell'abisso.

Da oltre 30 anni è uno degli abissi più frequentati al mondo per la rilevazione precisa dei percorsi e conseguentemente della messa in stato di sicurezza. Negli ultimi anni ci sono state spedizioni provenienti da più paesi, in uno scambio delle relative conoscenze speleologiche. Da rilievi precisi effettuati dall'OCA (operazione Corno d'Aquilio) la profondità dell'abisso risulta di -877m.

Fonti: http://www.splugadellapreta.it

Fonte: Wikipedia

 

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