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Tuesday, 06 November 2012 16:06

Non ci sono più le mezze stagioni... e sarà così per altri 90 anni? Featured

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Ormai non si può più neppure dire che “non ci sono più le stagioni di una volta” o che “non ci son più le mezze stagioni”. Ormai - dati alla mano - sono 50 anni che il meteo ha scombinato le stagioni, mettendo un'ipoteca sui prossimi 80-90 anni climatici del Veneto.  Il quadro, che ieri il direttore del centro meteorologico di Arpav Marco Monai ha descritto durante il summit in Consiglio regionale con esperti e categorie promosso dal presidente Clodovaldo Ruffato e dedicato ai temi idrici, è il seguente: diminuzione di piogge a livello annuale, aumento delle temperature (anche di 3-4 gradi) soprattutto in estate. Ergo: sempre meno disponibilità d'acqua dal cielo e difficoltà ad utilizzarla.

Con l'acuirsi soprattutto di eventi estremi: autunni terribili per le piogge ed estati tremende per la siccità. Gli ultimi anni insegnano: l'alluvione di Ognissanti ha segnato il Veneto nel 2010 (ma ieri notte il Bacchiglione è salito di tre metri fino a quota 4, a mezzo metro dallo stato di allerta), mais e soia falcidiate dalla siccità hanno contraddistinto l'estate appena trascorsa. Il cocktail di meno acqua, più caldo, aumento di eventi estremi sembra confermato per i prossimi 80-90 anni. Uomo avvisato, mezzo salvato direbbe il proverbio.

Lo scenario che si prefigura è quello della minore disponibilità d'acqua e l'emergenza è quella di fronteggiare la situazione che mette in pericolo il sistema agricolo e ambientale del Veneto. Il prof. Vincenzo Bixio, del Dipartimento ingegneria idraulica dell'Università di Padova, offre una lucida ricetta: creare serbatoi a finalità multipla di difesa e utilizzazione irrigua, come dire prendere due piccioni con una fava. Più facile a dirsi che a farsi. Nel Vicentino il bacino di laminazione di Caldogno attende l'ordinanza del commissario Perla Stancari, dopodichè, parole di ieri del segretario regionale per l'Ambiente Mariano Carraro, ci vorranno tre anni per vederlo realizzato. È andata molto peggio alla diga di Meda, Velo d'Astico, che ha sempre incontrato la forte opposizione delle comunità locali (il progetto risale agli anni Settanta).

E non ha ancora visto la luce il possibile eventuale utilizzo della cava tra Sandrigo e Breganze che avrebbe capacità di 10 milioni di metri cubi d'acqua. «Queste ultime due - sostiene Bixio - avrebbero salvato Vicenza dall'alluvione». Anche se Carraro punta il tasto sui 261 interventi realizzati dal 2000 per 100 milioni d'investimenti.  Il Veneto - ieri è stato fornito qualche dato - ha necessità di 430 metri cubi d'acqua al secondo: 412 da acque superficiali e 16,9 da falda. I valori annui da erogare sono molto elevati: 5 miliardi di metri cubi. C'è tutta la fetta degli interventi strutturali sul piatto: incrementi delle capacità d'invaso, ricircolo delle acque di pioggia e prelievi da acquiferi sotterranei, ricarica degli acquiferi, tutela della risorsa idrica dalla salinità, laghetti e bacini per non disperdere le acque delle grandi piogge autunnali.

Ma al di là di opere strutturali c'è anche il pressing sul cambiamento delle tecniche per il minor consumo d'acqua: «Anche gli agricoltori - suggerisce Bixio - possono fare la loro parte modificando le tecniche irrigue: dai sistemi a scorrimento che consumano da 1 a 2 litri d'acqua per ettaro a quelli ad aspersione che lo dimezzano o meglio ancora a quelli a goccia, che richiedono un terzo di litro per ettaro». Più facile a dirsi che a farsi, i rappresentanti del mondo agricolo hanno preso la parola evidenziando come, in buona sostanza, non si può fare di ogni erba un fascio: «Non si possono applicare le stesse ricette ovunque: aggiornare i sistemi irrigui a scorrimento trasformandoli in reti a goccia rappresenta un falso risparmio nelle zone pedemontane e di ricarica delle falde».

L'assessore all'Agricoltura Franco Manzato tocca il nodo soldi: «Attendiamo un miliardo dal piano irriguo nazionale e ne chiediamo un altro per le emergenze calamitose». Mentre l'assessore all'Ambiente Maurizio Conte avverte: «Dobbiamo lavorare sul costo dell'acqua, adeguando le tariffe del servizio idrico alle necessità d'investimento». (Il Giornale di Vicenza)

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